sabato 30 maggio 2026


                                                           IGNAZIO CARUSO

                          PLACIDO LIZZIO - MATTEO SCUDERI



È possibile che nessuno sapesse nulla? Il mare e la memoria di una famiglia

Ogni volta che andavo a trovare i miei nonni, da bambino, notavo nella sala da pranzo tre documenti incorniciati appesi alle pareti. Li ho guardati più volte, nel corso degli anni, senza soffermarmi troppo sul loro significato, forse perché quella stanza era riservata alle grandi occasioni e rimaneva spesso chiusa. Solo recentemente, parlando con mia zia e dopo essermi avvicinato alla genealogia familiare, ho scoperto che quei documenti raccontavano alcune tappe importanti della carriera del mio bisnonno, Ignazio Caruso. Il papà di mia nonna.

Il “nonno Ignazio” (così lo chiamano i suoi nipoti, cioè mio padre, i suoi fratelli e i suoi cugini), che non ho conosciuto, aveva una particolarità: da quando era tornato dalla Seconda guerra mondiale, parlava pochissimo. Perciò, sapevamo ben poco delle sue origini familiari. Possedeva una casa in Piazza dei Martiri, certo, e aveva fatto costruire degli immobili per le sue figlie. Però non sapevamo nulla: in che modo avesse costruito la sua ricchezza, come fossero i suoi genitori e i suoi fratelli. O meglio, avevamo qualche idea, perché sapevamo che aveva avuto un’eccellente carriera nella marina mercantile. Ma come te la costruisci una carriera nella Marina Mercantile nel Novecento? Si tratta di una carriera a portata di chiunque abbia questa vocazione? Di cosa si occupa il resto della famiglia? Nessuno lo sapeva.

Poi, col passare delle generazioni, i ricordi si sbiadiscono sempre di più e gli unici che possono parlare in maniera inequivocabile sono… i documenti.

Ho quindi avviato la ricostruzione, cercando di interpretare i primi tre, proprio quelli appesi nella sala da pranzo.

Il primo è il certificato rilasciato dal Regio Istituto Nautico Duca degli Abruzzi di Catania.


                                                                


Questo documento attesta che il mio bisnonno, all’età di diciotto anni supera con successo gli studi nautici. Sei anni dopo, il mio bisnonno ottiene la qualifica più prestigiosa tra quelle conservate nelle cornici di famiglia: la patente di Capitano di Lungo Corso. In termini pratici, dal 1927 era abilitato a comandare grandi navi mercantili nei traffici marittimi internazionali, raggiungendo uno dei traguardi più elevati della carriera nautica. Questa abilitazione rappresentava il massimo titolo professionale della marina mercantile dell'epoca e consentiva il comando di navi impegnate nella navigazione oceanica e sulle rotte internazionali.



                                                                        


L’ultimo documento testimonia uno dei riconoscimenti più prestigiosi ottenuti nel corso della sua vita professionale. Si tratta del diploma con cui gli venne conferita l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, la più alta onorificenza civile della Repubblica.

Il decreto porta la data del 30 dicembre 1952 ed è firmato dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi e dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. Nel documento Ignazio Caruso è indicato come «Dirigente di Società di Navigazione», una qualifica che testimonia il ruolo di responsabilità e il prestigio raggiunti nel settore marittimo dopo una lunga carriera iniziata sui banchi dell'Istituto Nautico e proseguita sulle rotte internazionali.


                                                        


Particolarmente significativo è il fatto che l'Ordine al Merito della Repubblica Italiana era stato istituito soltanto l'anno precedente, nel 1951. La nomina nel 1952 lo colloca quindi tra i primi cittadini italiani a essere insigniti di questa nuova onorificenza repubblicana.

L'iscrizione nell'Elenco dei Cavalieri sancisce ufficialmente un riconoscimento attribuito a coloro che si sono distinti per meriti particolari nei confronti della Nazione. Questo diploma rappresenta non solo un importante traguardo personale, ma anche la conferma della stima e della considerazione che Ignazio Caruso aveva saputo conquistare nel corso della sua carriera.

In uno dei documenti dedicati a Ignazio Caruso compare anche una formula ben nota a chi si occupa di genealogia: «figlio di Rosario e Concetta Lizzio». È da questa semplice indicazione che ho deciso di avviare la mia ricerca familiare.

In pochi secondi, scopro che Rosario Caruso era un ortolano. Strano.

Incuriosito, proseguo la ricerca soffermandomi anche sulla famiglia della madre, Concetta Lizzio, un nome che a prima vista potrebbe apparire marginale in questa storia. D'altra parte, sappiamo bene quanto le donne dell'Ottocento siano spesso rimaste in secondo piano nella documentazione ufficiale: identificate come figlie, mogli o madri, raramente emergono come protagoniste delle vicende familiari.

Eppure, proprio seguendo la traccia di Concetta, la ricerca prende una direzione inattesa. Dietro quel cognome si nasconde infatti una storia che merita di essere raccontata e che conduce a una famiglia diversa da quella dei Caruso, aprendo una nuova prospettiva sulle origini di Ignazio e sulle radici della sua famiglia.

Il padre di Concetta si chiamava Ignazio, proprio come il nipote. Era un marinaio, figlio a sua volta di Giuseppe, anch’egli uomo di mare. Fino a questo punto, la ricerca non sembra ancora rivelare elementi sorprendenti: a Catania, e più in generale nelle comunità costiere, la vita marittima rappresentava una realtà diffusa e quasi naturale, tramandata di generazione in generazione.

Ignazio aveva diversi figli, tra cui Placido Lizzio, che è lo zio del mio bisnonno. Attraverso questa linea materna la ricerca si apre improvvisamente su una figura che conduce lontano dai registri civili e dalle genealogie familiari, entrando nel mondo della navigazione commerciale e della storia marittima del Mediterraneo e della Seconda guerra mondiale.

Placido Lizzio fu comandante del piroscafo Achille, una nave mercantile costruita nel 1890 nei cantieri Ropner di Stockton-on-Tees e successivamente passata attraverso diversi armatori europei prima di essere acquistata nel 1924 dall’armatore catanese Matteo Scuderi, entrando così a far parte del naviglio commerciale siciliano.

Nel corso della sua lunga vita operativa, la nave attraversò rotte atlantiche e mediterranee, sopravvivendo a viaggi difficili e a condizioni estreme. Durante la Seconda guerra mondiale continuò a operare nei convogli italiani tra Sicilia, Libia e Tunisia, senza essere inizialmente requisita dalla Regia Marina.

Nel giugno 1941, mentre si trovava nel porto di La Goletta, l’Achille fu colpita da un’azione di sabotaggio organizzata dalla resistenza francese con supporto britannico. Le cariche esplosive applicate allo scafo provocarono l’affondamento della nave all’ormeggio. Nonostante il recupero successivo, l’episodio segnò profondamente la sua storia operativa.

Il destino finale giunse il 24 ottobre 1941. Dopo essere stata riparata, la nave lasciò Tunisi diretta a Palermo al comando del capitano Placido Lizzio, navigando isolata e senza scorta. Durante la traversata fu attaccata da aerei britannici e colpita da bombe che ne causarono l’affondamento nel giro di pochi minuti.

L’evento provocò la morte di ventuno uomini dell’equipaggio. Il resto dei naufraghi riuscì a mettersi in salvo su due scialuppe, ma solo una di esse venne successivamente recuperata. L’altra, sulla quale si trovavano il comandante Placido Lizzio e altri diciotto uomini, scomparve in mare senza lasciare traccia.

Con la perdita dell’Achille si chiude la storia operativa della nave e, con essa, si interrompe anche la vicenda di molti marinai siciliani che avevano attraversato decenni di navigazione commerciale nel Mediterraneo, fino a essere coinvolti direttamente nel conflitto mondiale.

La ricostruzione genealogica, però, prosegue oltre l’equipaggio e torna all’interno della famiglia Lizzio. Placido e Concetta avevano infatti un’altra sorella, Giuseppa, sposata con Domenico Liotta. Da questa unione nacque Domenica Liotta, che sposò Matteo Scuderi, armatore navale catanese e proprietario e armatore dello stesso Achille. Colpo di scena.

La figura di Matteo Scuderi è anche una figura pubblica, relativamente famosa a Catania. Egli fa parte di quella borghesia armatoriale catanese che tra fine Ottocento e prima metà del Novecento contribuì in modo decisivo alla struttura commerciale del Mediterraneo.

Fu un uomo così in vista all’interno del panorama cittadino che nel 1941 acquistò perfino un immobile realizzato da Carlo Sada, che da lui prese il nome: Palazzo Libertini Scuderi, in via Etnea. Questo acquisto segna simbolicamente l’ingresso definitivo della famiglia Scuderi in una dimensione di visibilità cittadina che trascende il mero ambito imprenditoriale. Il palazzo, con la sua stratificazione di passaggi nobiliari e politici, è anche un segno materiale di continuità tra diverse élite che si sono succedute nella storia urbana di Catania: dall’aristocrazia ottocentesca alla borghesia amministrativa e infine agli armatori.

Con una facciata monumentale di impronta eclettica, il palazzo unisce elementi neorinascimentali a soluzioni decorative più tarde, tipiche del gusto liberty cittadino. Gli interni, articolati in ambienti di rappresentanza di notevole ricchezza ornamentale, testimoniano l’uso del palazzo come spazio di rappresentazione sociale oltre che abitativa, secondo un modello diffuso tra le élite catanesi dell’epoca.

Gli zii e i cugini del mio bisnonno, dunque, appartenevano a una rete di relazioni e di mestieri che nessuno, in famiglia, aveva mai davvero nominato, ma che i documenti avevano semplicemente continuato a conservare: da un lato una storia segnata dalle perdite della guerra nel Mediterraneo, come quella di Placido Lizzio, vittima di un attacco aereo contro il naviglio mercantile italiano; dall’altro la presenza di figure di grande rilievo nel panorama armatoriale catanese, come quella di Matteo Scuderi.


Mercantile Achille:

https://conlapelleappesaaunchiodo.blogspot.com/2016/09/achille.html


                                                            



[ Giorgio Licciardello ]                                                             

 

Passeggiando lungo il viale degli uomini illustri del Giardino Bellini troviamo tra gli altri i busti di Caronda, Domenico Tempio, Antonino De Branca e del Principe Ignazio Biscari questi furono scolpiti circa a metà 800 dallo scultore catanese  Francesco Licata che realizzò anche il monumento di Giuseppe Mazzini.

Proviamo a saperne un po’ di più facendoci aiutare da Wikipedia chi era

FRANCESCO LICATA?

https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Licata

nasce a Catania il 6 gennaio 1844  figlio di Epifanio (professione stagnataro) e di Maria Longo domiciliati in Vico San Filippo (Atto di nascita n. 16 sezione 1)

https://www.familysearch.org/ark:/61903/3:1:939L-V5TV-9?cat=olib%3A2464841&i=33&lang=it

Battezzato  nella Chiesa di San Filippo il 7 gennaio 1844 Atto n. 4

https://www.familysearch.org/ark:/61903/3:1:33S7-8BYC-1MS?cat=koha%3A542529&i=1881&lang=it&cc=2013622

Il 23 novembre 1865 sui registri dello stato civile troviamo la promessa di matrimonio tra Francesco Licata e Raffaela Sangiorgi   (atto n. 73 sez 5)

https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua80156/wE7Q36M

La coppia avrà 3 figli

Epifanio Licata (9 settembre  1866 atto di nascita n.2134)sposa Giovanna Guglielmino a Gravina di CT

https://www.familysearch.org/ark:/61903/3:1:33SQ-GGYS-RWC?cat=olib%3A2464841&i=603&lang=it

Maria Licata  (7 gennaio  1870 Atto di nascita n. 74)sposa Salvatore Mareschi di Siracusa  muore ad Alessandria d’Egitto il 5 giugno 1904

https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua80271/LydOWKe

 Giuseppe Licata  (22 agosto 1868 Atto di nascita n. 1785 )

https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua80249/0JbeJrG

 

fino a questa data sugli atti di nascita dei figli la professione di Francesco è quella di “Stagnataro” a tal proposito tanto Wikipedia quanto altri testi da me consultati, lo identificano come stagnino o idraulico ma ,correggetemi se sbaglio, lo Stagnataro era in realtà colui che si occupava di riparare pentole e oggetti in rame.Probabilmente in questo periodo inizia i suoi studi tra Milano e Napoli .Rientrato a Catania nel 1875 circa si dedica alla realizzazione dei busti e della statua di Mazzini.

Muore all’improvviso ancora giovanissimo, sembra per infarto, all'interno dello steccato innalzato intorno alla Fontana di Cerere al borgo,mentre su incarico del Municipio, restaurava la testa e la mano destra alla statua . Il lavoro di Restauro verrà ultimato dal figlio Epifanio anche lui scultore attivo a Catania alla fine dell’800 ( sue le statue di Francesco Di Bartolo nel viale degli uomini illustri al giardino Bellini, statua calcarea del beato Bernardo Scammacca posta sull’architrave del portone d’ingresso della Chiesa di San Domenico, Statua della recinzione del Giardino della Cattedrale di S.Agata  raffigurante  Beato Bernardo Scammacca posta all'angolo fra piazza Duomo e via Vittorio Emanuele

27 luglio 1882 Atto di morte 1322 morte di Francesco Licata nella Casa di via San Nicolò al Borgo, la dichiarazione di morte viene fatta dal pittore Antonino Gandolfo

https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua80156/wE7Q36M

I genitori di Francesco Licata

 

Abbiamo già accennato ai genitori di Francesco , sono Epifanio Licata e Maria Longo

 

Il 5 dicembre 1839 sui registri dello stato civile troviamo la  Promessa  di matrimonio (atto  n.108 sez.2) Epifanio Licata dei  furono  Filippo e Isabella Russo con Maria Longo dei furono  Francesco e Nicoletta Pulvirenti

https://www.familysearch.org/ark:/61903/3:1:33S7-9TMT-PVC?cat=olib%3A2464841&i=445&lang=it

e il 14 dicembre 1839 in Cattedrale l’atto di matrimonio

https://www.familysearch.org/ark:/61903/3:1:33S7-8BTB-3GK?cat=koha%3A542496&i=2516&lang=it

Nota: Al momento del matrimonio Maria Longo risulta domiciliata presso il S. Collegio delle Arti  istituzione all’interno dell’ex Collegio gesuitico noto anche come  Casa di educazione della bassa gente o Collegio degli artisti, in pro ai giovanetti della bassa gente affinché questa possa apprendere le arti corrispondenti alla sua condizione e stato e sia allontanata dall’ozio. Istituita coi fondi della soppressa azienda gesuitica e nello stesso edificio che era appartenuto all’ordine sin dal 1556. (Silvana  Raffaele, Istruzione e società. Percorsi formativi nella Catania borbonica)

Sempre nel Collegio dei Gesuiti di Catania, in parte adibito a Casa della bassa gente, nel 1810 vennero concessi dal governo alcuni locali a Salvatore Ronsisvalle, che vi impiantò una manifattura di  seta nella quale impiegava duecento ragazze del reclusorio (Orazio Cancila  Storia dell’industria in Sicilia)

 qui i loro atti di morte:

 https://www.familysearch.org/ark:/61903/3:1:33S7-8BFQ-F6K?cat=olib%3A2464841&i=1143&lang=it

25 ottobre 1855 Atto di morte n. 555 sez.2 Licata Epifanio di Filippo marito di Maria Longo domiciliato Vico della Collegiata

https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua67974/5YG1oW1

24 agosto 1860 Atto di morte n. 185 sez.5 Maria Longo moglie di Licata Epifanio figlia di Francesco e (Giuseppa Giuffrida) (c’è qui una discrepanza per quanto riguarda il nome della madre che nell’atto di matrimonio risulta invece Nicoletta Pulvirenti, ma considerando che entrambi muoiono prima del 1839 probabilmente il cognato  che si presenta per denunciare la morte non ne conosce il nome)

 

 

I Nonni di Francesco Licata

 

https://www.familysearch.org/ark:/61903/3:1:33S7-9YPK-9F7J?cat=olib%3A2464841&i=124&lang=it

30 agosto 1829 Atto di morte n. 118 sez. 1 di Filippo Licata anni 65 (Gioielliere)figlio di Epifanio e Nunzia Nicotra marito di  Isabella Russo dichiara la morte il genero Carmelo Castiglione 

https://www.familysearch.org/ark:/61903/3:1:33S7-9BSQ-R2S?cat=olib%3A2464841&i=534&lang=it

1837 atto 471 Isabella Russo moglie di Filippo Licata figlia dei furono  Alfio e Nunzia  domiciliata cortile Recupero Morta di colera anni 55 circa ( cortile Recupero dovrebbe essere Vicolo  che sale attraverso la via V.E. sezione  Benedettini).

 

Il ramo della moglie di Francesco, Raffaela Sangiorgi, sarà oggetto di un’ulteriore ricerca. Vi ricorda qualcosa il cognome Sangiorgi?????

 

[Patrizia Cioni]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

domenica 24 maggio 2026

 Dopo tanto tempo , tra alti e bassi demotivazioni ed impedimenti, decido di cambiare rotta; perchè non provare a cercare tra uomini illustri e meno illustri ? Bene , per onestà ed allineato al mese in cui battezzo la mia prima ricerca extra familiare [ Ottobre 2025 ] decido di trascorrere un po di ore , finalmente oltre i 'registri' a me conosciuti vado sulla famiglia del pittore Antonino Gandolfo, e per onestà agevolato da un sito creato da un discendente con tante notizie:




                                         ANTONINO GANDOLFO  




Antonino Gandolfo manifestata ben presto la sua inclinazione all'arte, apprese i primi elementi del disegno dallo zio Giuseppe Gandolfo, proveniva da una famiglia che vantava già alcune personalità di spicco. Lo zio , nella prima metà del secolo, era stato il più importante ritrattista della Sicilia Orientale e, da solo, in assenza di un'accademia, aveva rappresentato il punto di riferimento degli artisti nascenti. Un altro zio, Francesco, aveva studiato medicina a Firenze e Parigi e vantava rapporti di sincera amicizia con gli storici Carlo Botta e Giovanni Battista Nicolini. Il cugino Antonino Gandolfo Brancaleone era un compositore conosciuto ed apprezzato nel Regno delle 2 Sicile , autore di alcuni melodrammi di successo. Antonino passò la sua infanzia tra gli olivi ed i fichi d'India della campagna paterna a Cannizzaro (Ct) ed i pennelli dello zio Giuseppe che, inevitabilmente, dovette influenzare la sua indole artistica e che fu il suo primo maestro. Nella sua famiglia oltre allo zio Giuseppe, garbato ritrattista della prima metà del secolo, si distinsero un altro zio Francesco, valente medico e buon letterato e il musicista Antonino Gandolfo, cugino del nostro, autore, tra l'altro, della Marcia Funebre eseguita a Catania in occasione dell'arrivo delle spoglie mortali di Bellini. Nel 1860, preso dal desiderio di vivere in un ambiente più seriamente improntato ai valori dell'arte, il Gandolfo si recò a Firenze dove frequentò lo studio di Stefano Ussi, autore del celebre quadro La Cacciata del duca di Atene , da cui trasse soltanto la scrupolosa cura del particolare, evidente soprattutto nelle prime tele.

Giovanissimo presentò il suo primo lavoro Il Trionfo d'Italia , che, ispirato alla compiuta indipendenza della patria e accolto come la rivelazione di un eletto temperamento d'artista, gli meritò una pensione governativa rifiutata e le lodi di Vittorio Emanuele II che posò per lui. Il quadro lodato dal Carducci dovette essere un inno, non pittura, Nel 1893 viene nominato professore di disegno nella scuola di arti e mestieri, Nel 1904 si comincia ad organizzare a Catania quella che sarà la II° Esposizione agricola, una imponente manifestazione che vedrà anche un'importante parte dedicata all'arte. Per l'occasione iniziano ampi lavori di sbancamento della pietra lavica in quella che sarebbe diventata Piazza Esposizione (oggi piazza Giovanni Verga) e proprio per il prolungarsi di tali lavori l'evento sarà posticipato al 1907. Il Gandolfo viene nominato nella Commissione Ordinatrice per la 1ª Sezione Mostra di belle arti e di fotografia per la Sicilia, di cui sarà il vicepresidente.
📌
Sono dedicate al pittore l'omonima piazza , incrocio via A. Sangiuliano e via F.Crispi e lapide commemorativa , ed una targa nel suo luogo di infanzia a Cannizzaro in Via Nazionale .
🌳
🎉Nato a Catania il 28 ottobre del 1841, da Luigi e Carmela Garano Barbagallo (cugina della madre del Verga )
🪦 Il pittore muore il 21 Marzo 1910 a Catania .
👩‍❤️‍👨Il Gandolfo sposa nel 1870 Giovanna Mangione [ nata 6 nov 1848/ morta 28 gen 1874 ] di Giuseppe e Marianna De Simone , ebbero un figlio , Luigi , nato nel 1871, deceduto nel 1875.
[ atto di matrimonio # 336
👩‍❤️‍👨Nel 1891 sposa Maria Grancagnolo, nata ad Aci Castello , di Sebastiano ed Anna Consolo.
[ Atto di matrimonio # 220
da questo matrimonio i figli : Luigi [1888] , Francesco [1894] , Antonino [1902] e Carmela [1907].


Gaetano Gandolfo - Rosaria Cacciola
Antonino Gandolfo- Anna Giuffrida
Luigi Gandolfo - Carmela Garano Barbagallo
Antonino Gandolfo

[ Turi Reitano ] 

  Concludendo la ricerca di Francesco   Licata vi avevo chiesto se   Il cognome Sangiorgi vi ricordasse qualcosa, quella ricerca ha avuto un...